Tuthmosis III

Statua di Tuthmosis III
Tuthmosis III (XVIII dinastia, 1490-1436 a.C.) salì al trono giovanissimo come coreggente della zia e matrigna Hatshepsut, ma, da lei spodestato, regnò solo nominalmente, finchè, nel 1468, alla morte della zia, poté assumere pienamente il potere. Tuthmosis fu un grandissimo condottiero (tale da meritarsi il moderno epiteto di "Napoleone egizio") e, dal punto di vista militare, il suo regno fu senz'altro il più glorioso della storia egizia. Sotto la sua guida il paese raggiunse la massima espansione: a sud venne rafforzato il controllo sulla Nubia, mentre ad est una serie di campagne contro siriani e mitanni spinse i confini dell'impero egiziano fino all'Eufrate. La guerra contro la coalizione asiatica si rivelò assai lunga, tanto che ci vollero ben diciassette campagne militari prima di poter dichiarare la vittoria. Le imprese militari di questo grande faraone sono contenute negli "Annali" incisi sulle pareti del tempio di Karnak. Le spedizioni vittoriose di Tuthmosis III assicurarono all'Egitto grandi ricchezze derivanti sia dai bottini di guerra che dai tributi, e accrebbero il prestigio di questo grande faraone. A partire dal regno di Tuthmosis l'esercito diventa una casta privilegiata formata da professionisti e corpi speciali, fra i quali spiccano i carristi ed il Genio militare (necessario nel caso di assedio alle città). Ma Tuthmosis oltre che un grande condottiero fu anche un grande costruttore, arricchendo il tempio di Karnak di monumenti magnifici, fra i quali spiccano la sala degli "Annali", il "giardino botanico" (nel quale sono rappresentate le piante asiatiche), la "camera degli antenati", e la "sala delle feste" o akh menu [lett.: splendente di monumenti].

Fra i racconti delle campagne militari di Tuthmosis, credo sia da citare quello intitolato: "La presa di Joppe", tramite il quale possiamo capire quanto abbia influito la letteratura egizia su quella greca. Gehuty, generale egizio, non riuscendo ad espugnare la cittadella di Joppe, e rendendosi conto di quanto fosse inutile continuare con gli assalti, decise di agire d'astuzia. Fece nascondere i suoi soldati all'interno di grandi giare d'olio, che fece introdurre nella cittadella, cosicchè, una volta dentro, non fu difficile per i soldati sconfiggere il nemico. Questo racconto, tratto da un libro da me letto, non è altro che la prefigurazione del racconto del celebre cavallo di Troia.

 
 
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